Credevo di essere “speciale”, credevo di essere “unico” in qualcosa. 

Invece no.

Devo togliermi dalla testa che io sono speciale.

Io non sono niente, sono casuale, ordinario.

Sono uguale al resto della massa, mi sbagliavo.

endthymes:

larry bell, ‘iceberg and its shadow’  1975

Fingo che va sempre tutto bene ma non lo penso in fondo. 


Vorrei solo sentirmi gratificato in qualcosa, tutto qui. Non penso di chiedere molto.

Riflessione.

Questa parte della mia vita si chiama “Riflessione”.

Se qualcuno mi domandasse: “Ma questo è un periodo felice della tua vita?”, sinceramente, non saprei rispondere.

Potrei dire con certezza, però : “Non sono di certo soddisfatto di ciò che ho combinato fino adesso”.

Ovunque mi trovi, ovunque io vada, noto, inevitabilmente, che tutti hanno fatto tante cose ed hanno tante esperienze nel loro bagaglio.                   So che non è una gara, però in un certo senso mi sento inferiore (nel significato più pieno della parola).

Ma non è un sulle esperienze che voglio soffermarmi.

Noto anche che le persone hanno talenti, chi uno solo, chi più di uno.

Noto che la loro vita non è monotona.

Come la mia.

Anche qui so che non si tratta di una gara, ma inevitabilmente, mi sento inferiore. 

Chi canta, chi fa uno sport, chi suona uno strumento, chi recita, chi scrive.

Ed io?

Mai niente.

Tutto monotono, sempre.

Sempre costretto a vedere gli altre fare tutto con la consapevolezza che io non potrò fare mai nulla di tutto quello che fanno loro.

Loro possono concentrarsi su qualcosa in cui spendere del tempo, essere felici quando hanno successo in qualcosa, invece io no. 

Perché cazzo, non so fare un cazzo.

Mi piacerebbe tanto avere un talento. Mi piacerebbe tanto fare qualche cosa che pochi altri sanno fare, mi piacerebbe pensare di essere “speciale” in una qualsiasi cosa.

Ed invece no. 

Ormai questo sono e tale rimarrò.  

Fahrenheit